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Cosa vogliamo

UNO

Più salute per i cittadini, meno burocrazia per fare sport: il decreto Balduzzi va rivisto

La recente normativa nazionale sulla tutela sanitaria nelle attività sportive ha creato sperequazioni e appesantimenti economici e burocratici. Questo penalizza i cittadini e l’associazionismo sportivo di base. L’Uisp è per la tutela della salute di tutti i cittadini, ma le novità introdotte a partire dal decreto Balduzzi non sono lo strumento più efficace. L’attività sportiva intensa e di alto livello non riguarda la totalità dei praticanti e non può essere paragonata all’attività ludico-motoria. Allo stato attuale lo svolgimento di attività sportive organizzate dai soggetti riconosciuti dal CONI è subordinato all’acquisizione di un certificato medico, anche per le attività a basso impatto cardiovascolare. Come, ad esempio, i gruppi di cammino, la ginnastica dolce, lo yoga ed altre attività di questo tipo. Il diritto alla salute passa attraverso la valutazione medica generale, non attraverso la certificazione medica obbligatoria, che non deve diventare un’altra tassa sulla salute.

Anche le Regioni e il ministero della Salute si stanno interrogando sull’opportunità di questa disposizione e sulle difficoltà che genera, sia nel garantire un servizio sanitario tempestivo rispetto alle esigenze dei praticanti, sia perché diventa un disincentivo alla pratica motoria.

Soprattutto per quanti vedono nello sport un fattore di prevenzione, promozione della salute, di benessere psico-fisico e di socializzazione. Anche il personale medico ha sollevato numerosi dubbi interpretativi.
Lo sport di cittadinanza, in tutte le età della vita, va diffuso e incentivato da politiche pubbliche nazionali e regionali.
Diciamo NO all’aumento delle disuguaglianze in salute, che il certificato medico obbligatorio per le attività ludico-motorie contribuirebbe ad aggravare sempre più.

DUE

Più valore sociale allo sport: approvare velocemente la Legge a sostegno delle società sportive del territorio

Le associazioni e le società sportive del territorio sono un patrimonio del Paese: ci vuole una legge per riconoscerne il ruolo. L’attività motoria e sportiva è entrata nella vita delle persone, occorre che diventi stile di vita quotidiano. Lo sport di cittadinanza è importante nelle politiche sociali ed educative, in quelle per la salute, per l’integrazione e per l’ambiente. La legislazione sportiva è rimasta sostanzialmente ferma al 1942, con la legge istitutiva del CONI.
Oggi i praticanti sono milioni anche se siamo agli ultimi posti in Europa. E i sedentari sono troppi. Le persone praticano attività sportive in vari modi, soprattutto in forma non agonistica. La stragrande maggioranza sceglie infatti lo sport di cittadinanza e il riferimento rimane la società sportiva del territorio. Per questo chiediamo al Governo e al Parlamento di approvare velocemente la legge a sostegno delle società sportive del territorio e alle Regioni di riformare le normative sullo sport, riconoscere il volontariato sportivo, affiliare gli impianti sportivi non secondo il criterio del massimo ribasso, promuovere la semplificazione burocratica. I presidenti delle società sportive si fanno carico di diffondere benessere, salute e coesione sociale: non possono essere lasciati da soli di fronte a responsabilità molto pesanti.

TRE

Più trasparenza e più etica nello sport e nell’impiego delle risorse pubbliche

Chiediamo uno sport pulito: libero dagli affaristi e dal doping, libero dalle zone opache e dagli sprechi. L’Uisp chiede aria nuova nell’impiego delle risorse finanziarie che girano nello sport. La ricerca sfrenata del profitto nello sport professionistico, cancella i valori e genera illegalità. Nell’impiego di risorse pubbliche per lo sport, l’Uisp chiede trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità. Negli appalti per la costruzione di impianti sportivi, nei bandi pubblici e dell’assegnazione di contributi. L’Uisp ha chiesto criteri oggettivi e verifica dei risultati raggiunti. Il nuovo Regolamento di riconoscimento degli Enti di promozione sportiva è lo strumento adatto perché il CONI si assuma la responsabilità di dire che gli Enti di promozione sportiva non sono tutti uguali, ma che anzi devono essere valutati sulla base del loro reale radicamento territoriale, delle attività direttamente organizzate, del tesseramento certificato, della effettiva partecipazione democratica degli iscritti, della qualità dei servizi e della formazione.

Il Governo e le politiche pubbliche stabiliscano quali sono gli obiettivi sociali che lo sport, a tutti i livelli, deve raggiungere per ridistribuire in modo equo e congruo le risorse complessive. Lo sport di cittadinanza è un bene pubblico, un diritto di tutti, del quale le istituzioni devono prendersi cura.

I vostri contributi

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